Pubblicato da: thinkingdigital | 29 maggio 2011

Exploro: l’APP LBS per il turismo made in Italy

Exploro è un innovativo sistema multipiattaforma d’interazione “individuo-contesto”, studiato per fornire servizi geo-social a turisti e cittadini.

Il servizio è fruibile da qualsiasi smartphone scaricando l’apposita applicazione che segnala su mappe interattive i punti di interesse presenti nei paraggi e contemporaneamente consente di commentare e inserire i proprio luoghi preferiti.  Tutti gli utenti iscritti possono aggiungere recensioni, inglobare video, e condividere le proprie esperienze.

Oltre all’applicazione mobile, il progetto Exploro prevede un portale web ricco di notizie e approfondimenti e un circuito di totem touch screen posizionati in luoghi pubblici del territorio con  elevato flusso di passanti (alberghi, stazioni, uffici postali).
Il totem nella parte inferiore dello schermo consente di effettuare tour virtuali  e riproduce i dati disponibili sull’applicazione e sul portale, mentre nella parte superiore espone messaggi pubblicitari in digital signage. In questo modo anche tutti coloro che non hanno ancora dimestichezza con gli smartphone posso fruire dei contenuti di Exploro.

Il progetto –  frutto del lavoro del team totalmente italiano di RPS Consulting – è stato lanciato il 24 Marzo 2011 ed ha debuttato a Roma durante la beatificazione di Giovanni Paolo II, ma è ancora in grande evoluzione. Presto verranno implementati anche servizi di mobile payment basati su tecnologia NFC (Near Field Communication) che, oltre a permettere di effettuare transazioni, consentirà di scaricare i contenuti semplicemente accostando il dispositivo mobile ad un apposito lettore.

Tra le altre novità, a breve partirà un programma fidelizzazione con raccolta punti accumulabili effettuando i check-in e  gli aggiornamenti della propria posizione geografica. I punti premetteranno di ricevere premi, che potrebbero essere dei  buoni messi a disposizione dai partner commerciali di Exploro.

Di seguito potete visionare una breve presentazione:

Potete scaricare l’applicazione dall’Android market o da iTunes.

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Pubblicato da: thinkingdigital | 28 maggio 2011

E-mail analytics: metriche per la valutazione di campagne DEM

Ciclo di vita DEM

Ciclo di vita DEM (Fonte: MailUp)

Il direct e-mail marketing (DEM) è una forma economica e misurabile di marketing diretto praticata attraverso l’uso della posta elettronica  per diffondere messaggi commerciali e non.

Per pianificare una campagna DEM occorre seguire le fasi del ciclo di vita sapientemente sintetizzato nel blog di mail-up :

    1. Definizione Obiettivi e dei KPI (Key Performance Indicator)
    2. Analisi del Target di riferimento
    3. Progettazione del messaggio con attenzione all’oggetto e alle Call To Action
    4. Invio
    5. Analisi dei dati
    6. Profilazione degli Utenti del proprio DB in funzione della sensibilità verso determinati argomenti.
In questo post focalizza l’attenzione sul punto n.5, ovvero analizzeremo le principali metriche dell’e-mail analytics, utili per la valutazione delle vostre campagne DEM:
a) N. E-mail inviate (sent): è il totale delle email inviate.
b) N. e-mail errate o bloccate (bounces) sono le email RITORNATE indietro per vari motivi, gravi (HARD BOUNCE) o meno (SOFT BOUNCE):
  • hard bounces (HB- errori gravi) ad esempio email che non esiste unknown users (caselle inesistenti)
  • soft bounces (SB – errori  nn gravi temporanei) ad esempio casella email che è piena o rejected (e-mail rigettate)

Ci sono almeno una ventina di cause possibili per le email ritornate mentre, detto in maniera generica, le bloccate sono quelle bloccate da anti-spam. Gli ISP superata una certa soglia di indirizzi errati possono rigettare i successivi tentativi di invio bloccando l’IP di invio o il mittente o il dominio del sito.

  • Tasso di errore (bounce rate): ritornate/inviate * 100
    Non dovrebbe superare il 5% (se gli indirizzi sono confermati) o max 10%
    Indica la qualità della lista, è bene eliminare gli Hard bounces, soprattutto le caselle inesistenti. Un picco nel tasso di errore è sintomo di  problemi di deliverability, probabilmente a causa di sistemi anti-spam.

c) E-mail recapitate o consegnate (Delivered) sono le e-mail recapitate al server del destinatario, ma che possono non giungere alla sua casella di posta. E’ il totale delle email inviate togliendo quelle ritornate (ritornate, bloccate, ecc). Quindi sono le email che sono state recapitate con successo al destinatario, senza dare errori. L’interpretazione corretta dovrebbe partire dalle e-mail recapitate e non da quelle inviate.

  • Tasso di recapito (delivery rate): (e-mail inviate-ritornate)/ inviate * 100
    Un valore ottimale è tra l’80% e il 95%

d) E-mail recapitate nella casella di posta in arrivo (Inbox delivered): n. e-mail recapitate – n. e-mail non pervenute.

  • Tasso di recapito (inbox delivery rate): e-mail recapitate/ inviate * 100
  • Tasso e-mail accettate (accepted rate): inviate – rigettate – caselle inesistenti / inviate * 100

e) Aperture (Opens): n. di volte che il messaggio è stato aperto in modo completo (comprese le immagini) anche dalla stessa persona. quante volte il messaggio è stato aperto. Un utente può aprire un messaggio più volte. Se un utente apre il messaggio senza scaricare le immagini, il valore è sottostimato.
È bene inserire il pixel di rilevamento alla fine del messaggio, in modo da scartare tra gli apertori coloro che scorrono velocemente il messaggio senza soffermarsi a leggerlo.

  • Tasso di aperture (Open rate o OR): Aperture/Recapitate * 100
    Valori nella norma sono tra il 15% e il 35%. Arrivare al 60% è un ottimo risultato.
    Valori sotto il 10% sono sintomo che la lista è poco fidelizzata o non interessata all’argomento o che ha difficoltà a cancellarsi e ha inserito il sistema anti spam
    L’apertura e i lettori sono legati unicamente a due fattori: riconoscibilità del mittente (usare quindi un nome mittente conosciuto) e tipo di oggetto (dev’essere breve e anticipare la parte più interessante del contenuto).  Il valore cresce quanto maggiore è l’interesse del target all’argomento e all’oggetto.
    Dalla sua analisi storica si può identificare quali sono gli argomenti e le parole chiave di maggiore interesse per il target; questo dato permette di segmentare la lista individuando i profili di utenti da sollecitare con messaggi mirati. Il valore può essere gonfiato dal numero di inoltri.
    Attenzione che un basso valore di aperture può essere anche spiegato da messaggi che si possono leggere bene anche senza scaricare le immagini (l’apertura viene conteggiata solo se l’utente scarica le immagini).

f) Lettori unici (Readers o unique opens): n. di teste che hanno aperto il messaggio. Sono utenti che hanno letto almeno una volta il messaggio e sono stati identificati perché hanno scaricato le immagini o hanno cliccato su un link. Sono quindi lettori unici.
Questo valore è sotto stimato perché non tiene traccia di eventuali inoltri dell’email (effetto inoltro)  o del fatto che le caselle come “info@” sono lette da più persone (effetto alias). Quindi il valore sarà sempre inferiore all’open rate

  • Tasso di lettori unici (unique open rate o UOR): lettori/recapitate * 100
    Valori normali sono tra il 13% e il 23%
    E’ dimostrato che inviando una stessa DEM due volte, si otterranno al secondo invio un 10% in più di lettori o cliccatori, grazie a un maggiore ricordo e familiarità.
  •  Lettori con immagini (Unique full opens): lettori che hanno scaricato anche le immagini. E’ un valore sottostimato, perché molti client di posta spesso inibiscono lo scaricamento delle immagini di default.
  • Problemi di visualizzazione (Web version viewers): n. utenti che hanno preferito cliccare sulla versione web per problemi di visualizzazione (es. lettura da cellulare).
  • Lettori senza immagini: sono lettori che hanno cliccato almeno su un link ma non hanno scaricato alcuna immagine. Quindi hanno visto il messaggio, ma non le immagini che erano contenute nel messaggio.
  • Lettori Totali: è la somma dei lettori con immagini e senza immagini.
  • Lettori senza click: lettori che hanno scaricato le immagini ma non hanno cliccato su alcun link.

g) Click: è il numero di click totali registrato. Ogni utente può cliccare più link anche più volte. Non andrebbero contati i clik sui link di inoltro, cancellazione o visualizzazione web. Se è elevato significa che il messaggio è in linea con le aspettative del target.

  • Tasso di click (CTR – click throughs rate):  n. click / n. e-mail recapitate * 100
    I valori medi spaziano tra il 2% e il 7%, con picchi del 15%.
    Un tasso inferiore al 1% dovrà essere migliorato indagando sul CTOR.
    Un valore basso può provenire da  errori nel copy dell’oggetto, se però anche il CTOR è basso il messaggio è poco interessante o non adatto al target.
    Questo dipende strettamente dalla struttura del contenuto: se il messaggio non richiede la visita di un sito web per approfondire o esaurire la comunicazione, difficilmente l’utente sarà portato a cliccare. Se invece il messaggio contiene pochi brevi richiami e stimola all’azione (click), il discorso cambia.

h) Cliccatori unici (Unique click- throughs): n. utenti che hanno fatto 1 click sui link contenuti nel messaggio. Questo valore è sotto stimato perché non tiene traccia di eventuali inoltri dell’ email (effetto inoltro)  o del fatto che le caselle come “info@” sono lette da più persone (effetto alias).

  • Tasso di cliccatori unici (Unique click- throughs Rate o UCTR): cliccatori/ recapitate * 100
  • Tasso di click sui lettori (Click to open rate o CTOR): lettori unici /su cliccatori unici*100
    Il CTOR permette di valutare la qualità del messaggio, poiché è un indicatore di quanto il messaggio stimoli all’azione (click) dopo l’apertura.
    Se basso, significa che il messaggio non sollecita all’azione.
    Il valore è sottostimato perché tiene conto solo di coloro che hanno scaricato le immagini. Provare ad utilizzare link di tipo testuale e non grafico, spiegando chiaramente cosa ci si aspetta dal lettore e perché.

i) Conversioni:  n° azioni rilevanti in relazione al n°email recapitate

  • Tasso di Conversione:  n. acquisti o Telefonate o Visite/n. e-mail recapitate * 100
    Per indicare la qualità complessiva della campagna
    Valori positivi sono tra il 3% e il 20%
  • Tasso di Conversione per UCTR:  n. acquisti o Telefonate o Visite/n. cliccatori unici (UCTR) * 100
    Per indicare la qualità della landing page e del sito sponsorizzato.

l) Disiscritti (Unsubscrivers): utenti che non vogliono più ricevere il messaggio e hanno cliccato su “cancellati”, a cui deve essere sommato il numero di coloro che hanno telefonato o scritto per essere cancellati.

  • Tasso di disiscritti (Unsubscriver rate): disiscritti / recapitete * 100

Una certa dose di disiscrizioni è fisiologica. Valori di disiscrizione pari a zero sono sintomo di modalità di cancellazione poco chiare o poco funzionali.
Valori normali sono tra lo 0,1% e lo 0,5%
Valori superiori allo 0,5% sono allarmanti e riconducibili alla scarsa fidelizzazione degli utenti o scarso interessa per il tema trattato.

 m) Lamentele (Abuse reports): n. di coloro che hanno cliccato sul bottone “segnala come spam” nella propria casella email.

  • Tasso di lamentela (Complaint rate o Abuse report rate):  lamentele/ recapitate * 100

o) Inoltri: n. di e-mail inoltrate, difficile da tracciare a meno che non si predispone un inoltro via web.

  • Tasso di inoltro (forward rate): inoltrate / recapitate * 100
    E’ bene spingere all’inoltro inserendo un link del tipo  “Inotra a un collega” che porta a una pagina web di inoltro con un form per inserire la e-mail del contatto.

Trovate ulteriori informazioni su

http://wiki.mailup.it/index.php/Interpretare_le_statistiche_di_invio

http://wiki.mailup.it/index.php/Statistiche_Di_Lettura

Pubblicato da: thinkingdigital | 12 aprile 2011

Il cloud computing protagonista della 36a edizione dell’OMAT di Milano

Cloud computing

Cloud computing

Il 5 e 6 Aprile presso l’ATA Hotel di Milano si è tenuta la 36° edizione dell’OMAT,  manifestazione che riunisce (IBM, Accenture, Kodak, HP), istituzioni (Anorc), accademici (Sda Bocconi), utenti ed esperti per discutere sulla gestione dei contenuti  digitali attraverso le nuove tecnologie.  Le due giornate hanno coinvolto più di 300 partecipati in convegni, tavole rotonde e visite all’area espositiva per conoscere e approfondire le strategie di business per superare le sfide proposte dalla gestione delle informazioni.

Tra le tecnologie proposte durante le sessioni hanno goduto di largo spazio i Sistemi di collaborazione sociale, la Conservazione sostitutiva  e soprattutto il Cloud computing presentato come tecnologia vincente per migliorare l’efficienza della struttura informatica delle Piccole e medie imprese.

Per Cloud computing si intende una modalità di elaborazione Internet (Cloud=nuvola, è un modo comune di rappresentare la Rete) in cui le risorse hardware e/o software vengono distribuite con un approccio simile a una centrale elettrica e sono rese accessibili da remoto. Il Cloud computing , nato come evoluzione del grid computing e poi consacrato dai servizi offerti da Google ed Amazon, è ottimale quando non servono storage e capacità di calcolo in loco, ma si ha a disposizione delle reti da cui fruire risorse di ogni tipo anytime, everywhere e da qualsiasi device.

Il Cloud computing  può seguire 3 paradigmi:

  1. IAAS (Infrastructure as a Service), attualmente è la strategia più diffusa, che consiste nel gestire in outsourcing i server e le attività di backup, storage e networking, mentre le applicazioni, i programmi eseguibili e i database continuano ad essere gestiti all’interno dell’azienda garantendo la sicurezza dei dati trattati.
  2. PAAS (Platform as a Service), in cui soltanto le applicazioni sono gestite internamente, mentre tutti gli altri servizi (networking, storage, server, database, sicurezza, eseguibili) sono gestiti da server in remoto;
  3. SAAS (Service as a Platform), è il sistema più avanzato ed estremo, che permette di portare tutti i servizi informatici dell’azienda sulla nuvola e di fruirne on demand in base alle esigenze contingenti.

Possiamo distinguere, inoltre, tre modelli di cloud computing: pubblico, privato ed ibrido. Il modello privato (private cloud) è quello attualmente più diffuso poiché prevede che le infrastrutture siano di proprietà di una sola organizzazione e che la condivisione delle risorse possa avvenire solo all’interno  dell’organizzazione stessa, garantendo la sicurezza sul trattamento dei dati (che viaggiano su una rete chiusa all’esterno, accessibile solo da LAN aziendale). Il modello pubblico, prevede che l’infrastruttura sia è di proprietà di un fornitore di servizi IT che vende servizi di cloud computing ai propri clienti. Invece, il modello ibrido, prevede un’infrastruttura che si compone di due o più nuvole (private o pubbliche) che interagiscono fra loro per condividere risorse.

Qualunque sia il modello adottato, grazie a tale tecnologia è possibile mettere a disposizione delle aziende una Piattaforma (PaaS), un’Infrastruttura (Iaas) e dei Software (SaaS) on-demand e/o pay per use, a costi ridotti e senza doversi preoccupare di progettazione, istallazione e manutenzione, concentrando le energie solo sul core business. Mentre in passato l’azienda acquistava e gestiva l’intera infrastruttura, adesso può affittare tutto ciò che le serve per ottimizzare i suoi processi, fruendo di servizi customizzabili e consumabili on-demand, solo quando serve (per es. l’uso di un processore per un’ora o lo storage per un giorno) riducendo i costi legati all’acquisto ed alla gestione di infrastrutture e potendo accedere alle risorse solo quando c’è una reale necessità.

Le applicazioni Saas possono essere di 4 tipi:

  1. personalizzate ad hoc per un cliente,
  2. configurabili per un cliente,
  3. con architetture multi cliente (multitenancy) aggiornabili un una volta sola, ma configurabili per singolo cliente,
  4. scalabili, on demand.

In ogni caso il cloud computing permette un notevole risparmio sui costi aumentando la produttività (nessun investimento a lungo termine  in infrastruttura, programmazione o aggiornamento, si paga a consumo), il superamento delle barriere burocratiche che spesso comporta la gestione dei rapporti con la direzione IT e una maggiore efficienza dei costi grazie alla quantificazione delle singole voci di costo (es. consapevolezza di quanto costa una casella e-mail).

Il Cloud computing attualmente si scontra con lo scetticismo di coloro che temono per la riservatezza, l’integrità e la sicurezza dei dati che transitano sulla nuvola, sopratutto in termini di privacy e di aderenza alle norme vigenti. Ostacoli che verranno superati quando si farà maggiore chiarezza sul piano normativo, con la definizione dettagliata di un manuale tecnico accoppiato al nuovo CAD.

Questa edizione dell’OMAT ha confermato, comunque, che stanno diffondendo rapidamente le soluzioni Saas dedicate alla gestione delle e-mail, della messaggistica e della condivisione dei documenti online. Si stima che in Italia costi ed inefficienza legati alla gestione dei documenti cartacei pesino tra il 3 e il 5% del PIL (80% costi di personale e 206 costi diretti). Secondo il primo studio sull’argomento del CEBR (Centre of economics and Businnes Research) entro il 2015 l’impatto economico del Cloud computing sui 5 principali paesi europei è valutato 177,3 miliardi di euro di cui 33,1 in Italia. In questo contesto trovano terreno fertile applicazioni come il DMS CuDoMa, lanciato quest’anno da WRP srl, che consente la piena operatività in tempi brevi, senza installare nulla o dover intervenire sulle applicazioni, per distribuire, archiviare e reperire con facilità documenti elettronici.

Pubblicato da: thinkingdigital | 4 febbraio 2011

Il CAD rende la PEC obbligatoria: come fare?

Il 25 gennaio è entrato in vigore il nuovo Codice dell’amministrazione digitale (CAD) che, sulla scia del D.P.R. n. 445/2000, disciplina le comunicazioni informatiche e telematiche tra le imprese, i professionisti, i cittadini e la Pubblica amministrazione.

Il codice regolamenta anche  l’utilizzo della posta elettronica certificata e il protocollo informatico dei sistemi di gestione documentale.

Secondo l’articolo 3 del CAD, i cittadini e le imprese hanno diritto di usare le tecnologie informatiche per tutti i rapporti con qualsiasi amministrazione pubblica, perchiòdeve essere sempre disponibile un canale digitale sicuro e certificato, costituito dalla PEC (Posta elettronica certificata), con piena validità giuridica che permetta di dialogare con la Pa dal proprio computer.

Grazie al CAD si avvia il processo di dematerializzazione dei documenti, dove il digitale diventa  la regola nei e il cartaceo l’eccezione.

Secondo la nuova normativa tutte le imprese e i professionisti devono essere dotati di casella PEC. Entro 3 mesi le pubbliche amministrazioni dovranno utilizzare la posta elettronica certificata (PEC)  o altre soluzioni tecnologiche per tutte le comunicazioni che richiedono una ricevuta di consegna ai soggetti che hanno preventivamente dichiarato il proprio indirizzo. Entro i prossimi 12 mesi, inoltre, saranno emanate le regole tecniche che consentiranno di dare piena validità alle firme elettroniche diverse da quella digitale, e nuove norme per la conservazione sostitutiva dei documenti in forma digitale dando il via agli archivi informatizzati.

In questo contesto, tutti i professionisti possono ricorrere all’evoluto sistema di gestione documentale CuDoMA, che oltre a presentare tool evoluti per l’organizzazione e la condivisione dei documenti, è integrabile con la Posta elettronica certificata (PEC).

Se avete bisogno di acquistare la PEC trovate delle offerte convenienti sulla pagina di CuDoMa cliccando qui

CuDoMa è gratuito fino a 5 utenti gestiti e, grazie al CMS integrato, consente anche la gestione di un proprio sito web personalizzato.

Pubblicato da: thinkingdigital | 4 febbraio 2011

CuDoMa: un evoluta piattaforma per la gestione documentale

Le aziende e gli studi professionali producono una grande mole di documenti, che comporta elevati sforzi di organizzazione, gestione e condivisione.

È nata una piattaforma che integra le funzioni per la gestione documentale con quella per la gestione dei contenuti e dei contatti: il suo nome è CuDoMa.

CuDoMa è un workspace su piattaforma web che integra in modo semplice ed efficace la gestione e pubblicazione di contenuti sul web (CMS), la gestione dei propri contatti (CRM), la trasmissione e condivisione con questi di documenti e qualsiasi altro tipo di file (DMS).

Il DMS CuDoMa – nato a seguito di richieste dirette del mondo dei professionisti (principalmente aziende, consulenti del lavoro, dottori commercialisti) – oggi offre la possibilità di gestire con un unico strumento il proprio sito Internet e tutte le comunicazioni con i propri contatti, nonché di trasmettere e condividere con loro,  in modo sicuro e protetto,  file e documenti come un classico DMS.

CuDoMa fornisce “chiavi in mano”, una serie di strumenti che consentono all’azienda di creare, insieme a tutti i suoi contatti, clienti e/o collaboratori, il proprio “Network Professionale“.

Una delle caratteristiche che rende il DMS CuDoMa un workspace unico nel suo genere all’interno del panorama dei servizi online è la notifica di lettura dei documenti condivisi e la sua itegrabilità con la posta elettronica certificata (PEC). La piattaforma, a differenza dei comuni DMS, consente di condividere documenti in modo sicuro con clienti e/o collaboratori, con la grandissima comodità di sapere con certezza quando i file trasmessi vengono letti dai destinatari. Grazie all’integrazione con la PEC (Posta Elettronica Certificata) , è possibile trasmettere e condividere i propri documenti dando alla comunicazione un “valore legale”.

CuDoMa racchiude in sé le principali caratteristiche di un DMS, miscelandole con la funzioni base di un CRM e di un sistema di gestione dei contenuti (CMS).

Ogni giorno migliaia di utenti usano CuDoMa come document management system (DMS) e ciò, oltre a confermare la validità di questo strumento, concorre al miglioramento continuo dell’applicazione rendendola sempre più in linea con le esigenze dei professionisti.

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