Pubblicato da: thinkingdigital | 9 settembre 2008

Il web non è democratico

A discapito di quanti sostengono che il Web sia l’unico mezzo in cui regna la democrazia, vi dimostro che non è così.

I motori di ricerca, ad esempio, indicizzano i siti in base alla Popolarità, ossia al numero di nodi che puntano a quel determinato sito, per cui ogni nuova pagina fa fatica ad essere indicizzata e a comparire in alto tra i risultati di ricerca. Se sono le pagine più tendono ad essere sempre più note, la probabilità di accedere a una qualsiasi pagina non è casuale.
Inoltre, la predominanza di link diretti rispetto ai bidirezionali, rende il World Wide Web come un grafo orientato, limitandone la porzione esplorabile a circa il 40% del totale (Lawrence e Gilles). Tale vincolo è topologico ed indipendente dalle capacità dell’uomo e dei motori di ricerca.

Tutto questo è un chiaro esempio della diseguale visibilità e accessibilità delle pagine web, che rende il WWW non democratico.
(In ogni caso è auspicabile che i motori di ricerca aumentino il numero di risultati, semmai che migliorino la qualità. È perfettamente inutile sommerge l’utenti di innumerevoli elenchi di risultati per keyword di ricerca, poiché si è rilevato che difficilmente l’utente va oltre la seconda pagina di risultati. Semmai quello che bisogna augurare è che aumenti la pertinenza, aspetti di cui si occupano gli studi sul web semantico).

In definitiva, nonostante sia permesso a chiunque di pubblicare in Rete – aspetto che rende il web apparentemente democratico – non tutti i contenuti hanno la stessa probabilità di essere visti a partire da una pagina qualunque della Rete.
Questo è dovuto al fatto che la topologia del Web è quella tipica di una rete Aristocratica.
Mark Buchanan (fisico e redattore della rivista Nature) in Nexus distingue le reti piccolo mondo in:

  • Egualitarie, in cui tutti i nodi hanno circa lo stesso numero di links. Tali reti sono state oggetto della riflessione di Duncan Wattse Steven Strogatz, due matematici ai quali si attribuisce la nascita della “Nuova scienza delle Reti”. Secondo le loro rilevazioni in natura è onnipresente il cluster: ossia tanti gruppi di nodi con connessioni ripartite più o meno equamente (HUB), all’interno di una macrostruttura, connessa più debolmente da legami di tipo casuale.
  • Aristocratiche, caratterizzate un struttura non casuale in cui la maggior parte delle connessioni fa capo a pochi HUB, mentre la stragrande maggioranza dei nodi si spartisce i pochi collegamenti rimasti.

Secondo la teoria dei grafi casuali – di Paul Erdos e Alfréd Renyí – in natura vi sono reti costituite da nodi e connessioni organizzati in modo casuale. Sono reti casuali quelle i cui link sono distribuiti in maniera randomica, che seguono una distribuzione gaussiana attorno a un valore medio.
Se il web fosse una rete casuale tutti i documenti avrebbero la stessa possibilità di essere visti (invece, navigando a caso è più facile finire su YouTube che su questo sito).

Il Web non è una rete distribuita in modo casuale, semmai è strutturato ed organizzato su pochi nodi che dispongono di un numero di connessioni elevate (detti HUB) e una grandissima quantità di nodi scarsamente connessi (80-90%). Sembra che anche sul web, quindi, sia valida la legge di Pareto dell’80-20.
Questo rende il web una rete Aristocratica.

Distribuzione a potenza e normale

Distribuzione a potenza e normale

Albert-László Barabási ha osservato che una rete complessa come il Web nasce e cresce seguendo una legge di potenza, anziché seguire una distribuzione normale:ogni volta che il numero di link raddoppia, il numero di nodi che possiede quel numero di link diventa un quarto.
Sul Web il 90% delle connessioni della rete fa capo a una piccola percentuale di nodi. Tale distribuzione può essere raffigurata con un long tail (invece che con una distribuzione a campana, tipica delle reti casuali) che presenta un picco massimo in corrispondenza di pochi connettori (HUB), e decresce all’aumentare del numero di link.
Le reti che seguono la legge di potenza, sono dette reti ad invarianza di scala. Si tratta di reti distribuite dinamiche in crescita, tenute insieme da una gerarchia di connettori, che formano una tela senza il ragno (auto-organizzata).

In accordo con la legge di potenza, sul Web si nota infatti un comportamento di crescita preferenziale:

  • i nodi altamente interconnessi (HUB) crescono con maggiore rapidità di quelli che hanno poche connessioni. Ogni elemento nuovo, infatti, tende a connettersi con un nodo che ha già molti collegamenti (riconducibile al principio ”i ricchi diventano sempre più ricchi…” ), che crescerà sempre di più.
  • la probabilità che un nuovo nodo scelga di connettersi a uno preesistente è proporzionale al numero di link da questo posseduto.

Mark Buchanan, in Nexus, sostiene che: «Ogniqualvolta intervengono costi o limiti che impediscono ai ricchi di arricchirsi ulteriormente, la rete piccolo mondo diventa più egualitaria […]».

I nodi nati per primi hanno più tempo, rispetto ai nuovi, per acquisire link. Nonostante ciò, a volte possono emergere nuovi HUB (es. Youtube). Si definisce fitness la misura della capacità di un sito di attirare link nel tempo, la quale dipende dalle caratteristiche del sito stesso (buoni contenuti, molti servizi, ecc.). La Rete è un sistema complesso (ossia un sistema per il quale non è possibile prevedere uno stato futuro a partire dallo stato iniziale). Ciò significa che non è possibile far emergere un HUB con un intervento programmato, visto che la loro nascita è il risultato di un serie di micro-comportamenti locali. L’unica cosa che possiamo fare è:

  • Progettare i siti seguendo le buone regole di progettazione (v. R. Polillo, Plasmare il web, Apogeo)
  • Porre molta attenzione all’usabilità e all’accessibilità (v. R. Polillo, Il check-up dei siti Web, Apogeo ).
  • Progettare servizi attraenti e innovativi.
  • Pianificare con cura le azioni di web marketing, tenendone conto già in fase di progettazione.
  • Affidarsi ad un team preparato e bilanciato di Informatici e ad esperti di Comunicazione.
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Responses

  1. “I motori di ricerca, ad esempio, indicizzano i siti in base alla Popolarità, ossia al numero di nodi che puntano a quel determinato sito, per cui ogni nuova pagina fa fatica ad essere indicizzata e a comparire in alto tra i risultati di ricerca.”

    Ogni motore di ricerca ha il suo algoritmo per fare le ricerche. Se per ipotesi, uno oggi va su google.com e cerca “investment banks and financial crisis” alla prima pagina trova il mio blog: come faccio a dire che il sistema di Google non è democratico??
    Non so gli altri, ma Google (anzi, il sistema brevettato Pagerank) non si basa solo sui link ma sui click effettivi che portano a quei siti: se un sito è linkato da molti ma nessuno clicca lì, il Pagerank non è alto.

    Gli argomenti sono interessanti, peccato che il blog è fermo da novembre 😦 (ti ho anche aggiunta al mio blogroll. Ciao!)

  2. Non c’è dubbio che il sistema di Google sia vicino all’idea di democrazia, dato che sono i nostri “voti” ad influire sul ranking delle pagine, ma la link popularity, a mio avviso, è una forte discriminante. Ad ogni modo, con l’espressione il “web non è democratico”, mi riferivo soprattutto alla sua natura di rete aristocratica e al fatto che non tutti i contenuti hanno la stessa probabilità di essere reperiti, anche se tutti possiamo inserire delle risorse in Rete.

    Grazie per avermi inserita nel blogroll.
    Hai ragione è un po’ che non scrivo..è un periodo intenso.
    Ciao


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