Pubblicato da: thinkingdigital | 19 agosto 2008

Cos’è il WEB 2.0?

Per Graham Meikle viviamo a cavallo dello “shift” fra la Internet versione 1.0 – quella degli hacker e dei ricercatori – aperta e modulare, e la Internet versione 2.0, quella del business e dell’e-commerce, chiusa e presidiata da brevetti e copyright.

Per Franco Carlini è l’era del Web 2.0, lo sviluppo di tecnologie abilitanti relazioni sociali complesse sull’onda di potenza hardware sempre più economica e banda larga di massa. L’idea di Carlini sintetizza non tanto un salto tecnologico, quanto “un diverso intreccio tra tecnologia, usi sociali e collettivi e modelli di business, basati su gratuità più pubblicità”.

Con il termine Web 2.0 si intende un generico stato di evoluzione di Internet rispetto alla condizione precedente, definita retroattivamente Web 1.0.

“[…]Il concetto di “Web 2.0 ebbe inizio con una sessione di brainstorming durante una conferenza tra O’Reilly e MediaLive International. Dale Dougherty, pioniere del web e Vice-Presidente di O’Reilly, fece notare che, tutt’altro che “crollata”, la rete era più importante che mai, con nuove interessanti applicazioni e siti nascenti con una sorprendente regolarità. Inoltre, le società che erano sopravvissute al collasso, sembravano avere alcune caratteristiche in comune[…]” (Fonte: O’Reilly )

Secondo alcuni, si tratta solo di una trovata commerciale, di un termine che va di moda e che non ha un vero e proprio significato, nato per cercare di convincere i media e gli investitori che si sta creando qualcosa di nuovo e migliore, per riscattarsi dallo scoppio della bolla speculativa e la crisi della Net economy.

Ma è innegabile che rispetto al passato, il web sia cambiato e con esso sia cambiato il modo di usarlo e concepirlo. Questo, anche grazie all’evoluzione delle tecnologie, ma anche delle abitudini e dei desideri degli utenti.   Siamo tutti sempre più digitali. Il consumatore di contenuti è diventato anche produttore (prosumer) e questo è frutto sia della riduzione dei costi dei device sia della creazione e diffusione di una cultura digitale sempre più pervasiva.

Web 1.0 vs. Web 2.0

Web 1.0 vs. Web 2.0

 

Il Web 1.0 è quello diffuso fino agli anni ’90, accessibile a esperti e appassionati, caratterizzato da  siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l’utente,  dall’uso delle e-mail e dei motori di ricerca e dalla navigazione lineare. Il Web 2.0 è quello della maturità del Web, accessibile a tutti, caratterizzato da siti dinamici  e interattivi, spesso in Ajax , in cui i contenuti sono in gran parte prodotti e categorizzati dagli utenti, che non sono più soltanto quelli appartenenti alla cerchia dei professionisti.

Il valore del Web 2.0 risiede anche nel fatto che potenzia la lunga coda. L’espressione coda lunga (in inglese The Long Tail) è stata coniata da Chris Anderson – in un articolo dell’ottobre 2004 su Wired Magazine – per descrivere alcuni modelli economici e commerciali, come ad esempio quelli di Amazon.com o Netflix.

Il concetto di lunga coda riprende la “legge 80/20”, una legge empirica formulata da Joseph M. Juran – ma che è nota anche con il nome di principio di Pareto sintetizzabile nell’affermazione che “l’80% dei ricavi deriva dal 20% dei centri di profitto, e l’80% dei costi deriva dal 20% dei centri di spesa”.

Long tail

Long tail

Anderson sostiene che i prodotti a bassa richiesta o con ridotti volumi di vendita possono collettivamente occupare una quota di mercato equivalente o superiore a quella dei pochi bestseller o blockbuster (hits), se il punto vendita o il canale di distribuzione sono abbastanza grandi.  In Rete non c’è un limite fisico dove allocare i prodotti  e si azzera la cosiddetta “soglia di distribuibilità di un bene”: non sono limitato a distribuire e/o a tenere online solo prodotti in grado di generare cospicui ritorni, ma posso tenere  anche prodotti di cui vendo solamente pochi pezzi all’anno.

Sul web, quindi, il fatturato e gli utili generati dall’aggregato dei piccoli sono pario superiori a quelli generati dai grandi (poiché ogni prodotto può  avere un acquirente, tanti brani sconosciuti possono farci guadagnare più di una Hit). Amazon ed eBay hanno usato quest’idea per costruire società che valgono miliardi su miliardi, poiché Web 2.0 fornisce sia il pubblico che i servizi adeguati a sfruttare la Lunga coda.

O’Reilly ha definito i principi alla base del Web 2.0:

1. The Web As Platform (Il web come piattaforma)

2. Harnessing Collective Intelligence (Architettura della partecipazione)

3. Data is the Next Intel Inside (I dati come la forza principale)

4. End of the Software Release Cycle (Perpetual Beta)

5. Lightweight Programming Models (la semplicità del web)

6. Software Above the Level of a Single Device(il software migra sulla rete)

7. Rich User Experiences (Contenuti generati dall’utente)

 

Ma quali sono gli strumenti del web 2.0 e come si differenziano da quelli del web 1.0?

Nei prossimi interventi, sulla scia di quanto teorizzato da O’Relly,  cercherò di trattare sommariamente i principali cambiamenti che ha portato il web 2.0 rispetto alla sua versione antesignana.

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